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lunedì 12 novembre 2018

Se il capo ti chiede di impiantarti un microchip sottopelle


Cosa succederebbe se in Italia ogni datore di lavoro chiedesse ai propri dipendenti di impiantarsi un microchip sottopelle

Che fine farebbe la privacy? Che fine farebbe la dignità dei lavoratori o quel che ne resta? 

In Gran Bretagna è in atto una forte polemica sull’uso dei microchip sui lavoratori. 

A quanto pare la società BioTeq, che si occupa appunto di questo tipo di impianti per organizzazioni ma anche per privati, ne ha già realizzati oltre 150 nel Paese. Sia per singoli individui che per dipendenti di piccole società.

 I sindacati sono molto preoccupati che questa pratica possa prendere piede e influenzare sempre di più il rapporto tra datore di lavoro e dipendenti e rendere questi ultimi controllabili dai primi, 24 ore su 24, senza alcuna eccezione per la vita privata. 

Fra l’altro, il gruppo dell’Hampshire ne ha spediti anche in Spagna, Francia, Germania, Giappone e Cina. I piccoli chip, piazzati sottopelle fra il pollice e l’indice, sono simili a quelli che si utilizzano per gli animali da compagnia. 

La tecnologia su cui si basano, consente, ad esempio, di sbloccare la porta di casa e accendere l’auto semplicemente avvicinando la mano, ma anche di immagazinare dati come una vera e propria memory card.  

Secondo il Sunday Telegraph anche una società scandinava starebbe trattando con diverse compagnie legali e finanziarie britanniche per programmare l’installazione di questi chip, grandi come un chicco di riso, nei loro dipendenti. Fra queste c’è anche una società molto nota con migliaia di impiegati, probabilmente l'Ikea. 

La Cbi, Confederation of British Industry che rappresenta 190mila aziende britanniche, si è detta preoccupata: “Le società dovrebbero concentrarsi sulle priorità più immediate e focalizzare sul coinvolgimento degli impiegati” piuttosto che monitorarli – anche se in tutti i casi le ragioni scomodate per gli impianti sono legate alla sicurezza – con questi strumenti di tracciamento. 

 “I lavoratori sono preoccupati che alcuni dipendenti usino la tecnologia per controllare e gestire, violando il diritto alla riservatezza. “ I microchip  - ha aggiunto - darebbero ai capi ancora più poteri e controllo sui lavoratori" 

Germania, Horst Seehofer lascia la guida del CSU


Il ministro dell'Interno tedesco Horst Seehofer ha annunciato che lascerà la presidenza della Csu, mantenendo l'incarico di governo. 

 "Sono ministro dell'Interno e continuerò a svolgere questa funzione", ha detto in una conferenza stampa, affermando che la decisione di lasciare la presidenza della Csu "non tocca in alcun modo" il ruolo di ministro del governo Merkel. Seehofer, riferendosi al suo ruolo di presidente della Csu, si è detto "grato di aver potuto svolgere questa funzione per dieci anni". 

"Il cambiamento appartiene alla vita e questo vale anche me", ha aggiunto. Seehofer ha poi riferito che la data in cui arriverà il passaggio del testimone nel partito sarà comunicata nel corso della settimana.

mercoledì 15 agosto 2018

LVMH, crescono di oltre il 40 per cento i profitti del gruppo del lusso


Il gruppo del lusso francese LVMH – che controlla aziende di moda come Louis Vuitton, Bulgari, Fendi, Givenchy, Kenzo e Loro Piana, di orologi come TAG Heuer, di alcolici come Moët & Chandon, di cosmetici come Sephora e di editoria come Les Échos e Le Parisien – ha pubblicato il rapporto finanziario dei primi sei mesi del 2018. I ricavi sono cresciuti del 10 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, pari a 21,8 miliardi di euro, e gli utili di oltre 3 miliardi di euro, un aumento del 41 per cento; i profitti operativi sono di 4,6 miliardi. Un portavoce del gruppo ha detto che in sei mesi LVMH ha raggiunto gli stessi risultati dell’intero 2010. 

 Le vendite sono aumentate in tutte le aree geografiche e in tutte le categorie di prodotti, e sono state sorrette soprattutto dagli acquisti nel mercato cinese e dai soliti ottimi risultati di Louis Vuitton; la collezione di Virgil Abloh, nuovo direttore creativo della linea uomo, non è ancora in vendita e non ha quindi inciso sui risultati. Il suo arrivo è stato comunque citato come tra i motivi di soddisfazione del gruppo durante la conferenza stampa, insieme alla collezione maschile di Dior disegnata dal nuovo direttore creativo Kim Jones, alla nomina di Hedi Slimane come nuovo direttore creativo di Céline; e alla decisione di Meghan Markle di indossare un abito da sposa disegnato da Clare Waight Keller, direttrice artistica di Givenchy. 

Continua invece la crisi di Marc Jacobs, che ha perso denaro ma meno dell’anno scorso. Le prestazioni di Bulgari sono state definite «eccezionali» e sono andati bene anche i ricavi di Sephora. LVMH è stato fondato nel 1987 a Parigi dall’imprenditore Bernard Arnault: ne è azionista unico e la controlla sia direttamente sia attraverso la società Christian Dior SE, di cui è proprietario e presidente.
 
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